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Una tazza di cioccolato - Chiara Lariccia PDF Stampa E-mail

Una tazza di cioccolato

 

Freddo. Il freddo percorreva tutto il mio corpo fino a farmi battere i denti.
“Sto forse morendo?” Mi chiedevo e cercando di svegliarmi da un torbido sonno, schiacciante tanto da non farmi più sentire il mio stesso corpo, la mia bocca non riusciva ad aprirsi e la mia mente formulava parole di cui non udivo il suono:
“Vorrei una tazza di cioccolato caldo”.
Nello squallore di quella stanza gelida, scrostata nei muri, mi giungeva il profumo forte e delicato di un cioccolato fumante.
Quel profumo entrava nelle mie narici e invadeva i miei sensi, esprimevo così una richiesta di calore e nel sogno ritornavo indietro nel tempo.
Mi rivedevo assieme ai miei cuginetti in quella stanzetta, l’anticucina della casa di mia nonna, seduta a quel tavolo quadrato, massiccio, con sù un bel marmo bianco.
Al pomeriggio, nei rigidi inverni ricoperti di neve, a noi bambini veniva servita una tazzona di cioccolato caldo assieme ad una fetta di ciambellone.
Tutti seduti, composti e diligenti, si ingurgitava da quelle tazze  “un quarto” di latte con un cucchiaino di cacao in polvere e a volte, per variare, un po’ di ovomaltina, prodotto molto in voga a quei tempi, che appena appena colorivano la bevanda.
Eravamo felici e ci scaldavamo con quei fumi, mentre nel salotto la nonna con le sue amiche si versavano il denso cioccolato nelle tazze di porcellana del “servizio buono” e con una paletta di tanto in tanto vi facevano galleggiare un batuffolo di panna montata che smorzava l’amaro.
E’ in quel salotto, con il pavimento in parquet ricoperto dai tappeti persiani, in quelle candide porcellane con la riga d’oro, in quella caraffa d’argento inglese che troneggiava sul vassoio roccocò che  veniva servito il vero cioccolato.
Mi distaccavo dalla ciurma dei cugini e  implorando la nonna di servire le “signore amiche” mi acchitavo per l’occasione e nelle vesti di una “piccola donna” assennata e giudiziosa, gentile e ossequiosa, orgoglio e  vanto della nonna, avevo imparato a versare il cioccolato nelle tazze e servirlo con disinvoltura senza creare inconvenienti. Io, con un leggero rossore sulle guance me ne versavo in abbondanza!
Così da quei giorni, che ora possono rivivere solo in sogno, ritrovo quel gusto e quel profumo che mi accompagnerà per sempre.
Ancora,  a corredare il ricordo, vedo nel porta bon bon di Limoges spuntare gli immancabili Gianduiotti e nel cestino di paglia di Firenze, imbellito da un pizzo lavorato dalla nonna, vedo “accomodati” in una coreografia leziosa i biscotti savoiardi rigorosamente fatti in casa.
Quali ricordi più dolci possono ritornare alla mente? Quale sapore potrebbe eguagliarne uno simile? Io non so esprimere l’emozione che riaffiora nel mio animo, non so dire quanto quelle immagini mi siano care. So per certo che  a vedere un classico Gianduiotto in carta dorata e una tazza di cioccolato fumante  mi fa star bene, anche solo a sentirne l’aroma in una stanza fredda e sterile.
In quel momento, in quella stanza, chini su di me, vedevo i volti dei miei figli e di mio marito, smarriti i loro sguardi mi imploravano di risvegliarmi.
Ma perché avrei dovuto tornare alla realtà se in quel sogno idilliaco io ero felicemente ritornata a quei sapori, a quei profumi che ora mi cullavano?
…forse nella stanza accanto le infermiere stavano miscelando nelle tazze un prodotto al cioccolato  per riprendere energie durante il loro turno di lavoro…forse nel mio sonno profondo  indotto dall’anestesia rievocavo sensazioni che fin dalla prima infanzia mi avevano profuso sicurezza e un generale stato di benessere di cui ora sentivo il bisogno…forse, sì forse non mi abbandonerà mai la voglia matta di una tazza di cioccolato assieme ad un cioccolatino.
Senza “forse” posso dire che questa è la mia terapia d’urto per combattere lo stress e concedermi quelle “dolci coccole” che tanto spesso anche da adulti andiamo elemosinando ed è  in questo modo che me le godo, seguendo un rituale antico, quanto mai semplice e genuino.
Sola, soletta, appollaiata sulla mia poltrona, seguendo i miei pensieri e i miei ricordi seguo il fumo che sale dalla mia tazza e sorso dopo sorso pacatamente mi gusto il mio cioccolato caldo assaporando  il cioccolatino, tenendo la cartina dorata fra le dita che l’allisciano, l’arrotolano e di nuovo l’allisciano e allo stesso tempo  le mie ansie si sciolgono.

 

Chiara Lariccia