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Missione d'amore - Antonio Nicolò PDF Stampa E-mail

Missione d'amore

 

In una città che tutti conoscono, ma che ben pochi hanno visto e che non è uguale alle altre, formata da piazze e monumenti culturali, da tempo il dottor Ciccarelli, professore di lettere classiche presso il collegio “Catullo”, insieme alla sua dolce compagna, trascorreva un vita serena, vezzeggiato dai suoi genitori e dai suoi piccoli figli. Tutto sembrava un sogno: “amare la sua compagna, una famiglia tutta sua e la stima di tutti gli altri”. Ma un giorno tutto questo scomparve a causa della perdita della sua dolce compagna, che si spense dando alla luce Davide, il suo terzo bambino. Il giorno in cui Marì venne a mancare, grande fu l’angoscia e il vuoto che rimase in lui e nei suoi familiari. La stessa reazione di smarrimento, angoscia e dolore si riscontrò in tutti coloro che la conobbero in vita.  Per gli  studenti e i docenti del collegio dove insegnava il dott. Ciccarelli, la scomparsa della “signora della lampada”, così da essi definita per la grande luce profusa dal suo io, provocò un grandissimo vuoto. La loro luce consigliera, Marì, abitando insieme al suo dolce compagno e alle sue gemme preziose nel collegio, nel momento del bisogno aiutava tutti, studenti e professori, e quel vuoto certamente non si sarebbe più colmato. Il giorno dopo il  funerale il dott. Ciccarelli scese in cattedra perché non poteva restare a casa, dato che  in ogni angolo era presente un ricordo  della sua dolce Marì. Lo stesso fu anche in aula perché gli alunni rimasero in silenzio e nei loro occhi brillavano lacrime di malinconia, mentre sulle loro labbra si potevano leggere parole come: “Marì, mamma nostra, tu sei il dolce ricordo di una rosa che il vento con il suo soffio dolce e delicato ci ha portato via, non ti dimenticheremo mai, tu sarai sempre nei nostri cuori e la tua lampada illuminerà i nostri passi incerti”. Lentamente il dott. Ciccarelli iniziò a spiegare  l’argomento del giorno, così si convinse che tutto l’amore di Marì non doveva scomparire ma doveva rifiorire in lui, tramandarlo agli alunni e ai suoi figli. Non si risposò più perché impegnò tutto se stesso per continuare la missione di Marì. Si impegnava tutto il giorno svolgendo il ruolo di professore, di padre e di madre; dovette imparare a cucinare e soprattutto a preparare dolci che di solito Marì preparava per lui e per gli altri. Il dolce preferito da parte di  tutti era il tronco e la mattonella di Natale al cioccolato preparato in occasione della partenza degli alunni per le festività natalizie. Tutti consumavano questo dolce nel gran salone delle riunioni dove c’era un enorme albero di Natale tutto addobbato e sotto migliaia di regali per i bambini bisognosi. Il primo anno per lui fu una frana, ma gli anni a seguire furono una vittoria. Tutti chiedevano di lui e dei dolci di Marì ed egli subito rispondeva con lo stesso amore di Marì e della sua dolce lampada. Trascorsero  gli anni ed il cuore del dott. Ciccarelli era sempre pieno d’amore per Marì, per i suoi figli e per i suoi alunni. Organizzò convegni, gite d’istruzione, concorsi letterari e artistici conseguendo sempre il massimo dei risultati. Generazioni e generazioni conobbero il suo amore, a tutti dava sollievo e conforto, ancora oggi i suoi alunni cantano le sue grandi doti di una profonda umanità. I suoi tre figli (le gemme di Marì) ben presto si realizzarono e lasciarono la casa paterna, ma lui non si disperava perché  i suoi alunni  in caso di bisogno non lo avrebbero mai  lasciato solo. Quando festeggiò il suo sessantesimo anno di età ebbe come riconoscimento dal Ministro della Pubblica Istruzione una medaglia d’oro, come  premio della sua attività lavorativa professionale e  sul diploma di premiazione c’era una bellissima dedica che comunicava a tutti la sua attività ma soprattutto il suo invincibile amore. Il Rettore dell’Istituto nello stesso giorno della premiazione gli affidò l’incarico di curare l’aspetto educativo e sociale di tutte le sezioni dell’Istituto e lui orgogliosamente accettò. Era un lavoro che  richiedeva molto tempo, ma lui ne era  contento perché questo incarico gli permetteva di aiutare tutti, anche gli alunni più bisognosi. Trascorse così i suoi ultimi anni e nell’ottantaquattresimo anno della sua vita partecipando alla festa di auguri per le festività natalizie si sentì male e  dovettero portarlo nel suo appartamento, subito si riprese per la sua gran voglia di vivere. Gli alunni partirono per le vacanze natalizie tranne una decina perché erano tutti orfani. La sera della vigilia di Natale uno di quegli orfani, malinconico, bussò alla sua porta chiedendogli un pezzo di tronco e di mattonella di Natale e lui gentilmente  accarezzando  i suoi capelli  gliene diede una fetta e parlarono insieme a lungo. Quando passò il contrappello quel povero orfanello andò a dormire e il dott. Ciccarelli si sedette davanti al suo camino per riscaldarsi un pò. All’improvviso iniziò a sentire uno strano malessere e quando più aumentava, più vedeva Marì con i suoi figli e i suoi alunni. Ad un tratto iniziò a rivivere di nuovo il giorno che sposò Marì e tutti gli anni che seguirono. Correvano in picchiata  generazioni e generazioni di alunni che lui aveva educato e tramandato il suo invincibile amore. Lo stesso anche i suoi convegni, le sue gite scolastiche, i suoi concorsi letterari ed artistici. Tutto finì quando Marì gli si avvicinò con la sua bellissima lampada, lo prese per mano e lo portò via con se nel mondo dell’amore. Il giorno dopo quando si accorsero che il dott. Ciccarelli era cristianamente finito insieme all’amore di Marì, la sua dipartita per tutti gli educatori, rettori e istitutori si trasformò in una vera e propria apoteosi. Nel giorno del suo funerale il Rettore dell’Istituto lesse sull’altare con grande commozione questa bella dedica: “Il sorgere stamattina di un nuovo sole, a tutti noi alunni, docenti e istitutori ci ha comunicato un gran dolore, la tua dipartita. Nello stesso momento in cui ci è arrivata questa notizia, la tua carezza soave è scesa sopra ognuno di noi, dandoci coraggio e tanta forza da saper accettare ed affrontare questo grande dolore. È stato proprio il tuo amore a rendere ancora più belli questi anni trascorsi insieme perché la tua grande voglia di vivere e la tua grande umiltà ci ha donato a noi tutti la sincerità, l’onestà e una profonda umanità. È vero, non è la vanità che ci fa comunicare e riempire il mondo, ma l’amore, solo l’amore e su questo esempio possa ognuno di noi vivere onestamente e donare amore a tutta l’umanità.

 

Antonio Nicolò