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Cioccolato - Simona Aiuti PDF Stampa E-mail

Cioccolato

 

Era il febbraio del 1878, e un inverno così freddo non si ricordava da tempo quassù sulle montagne. Il nostro borgo a quel tempo era un incanto, mancava solo il merletto e la neve aveva provveduto!
Ero rimasta sola a casa poiché mia madre era andata a curare la nonna malata a valle, e viste le strade interrotte dalla neve, sarebbe potuta tornare solo a primavera. Quella sera me ne stavo davanti al camino a leggere un vecchio romanzo, e ogni tre righe la mente vagava verso fantasticherie perse in un silenzio in cui solo il fuoco mi faceva compagnia. Fuori soffiava la tormenta.
Ad un tratto la porta di casa si spalancò buttandomi quasi per terra per via delle folate di vento misto a neve, strappandomi dalle mani il libro. Un'imponente figura maschile si stagliò sulla porta e prima che potessi aprire bocca, con un colpo secco si richiuse il portone alle spalle. Mi alzai in piedi stringendomi nello scialle, osservai l’uomo avvolto nel suo tabarro, con un cappellaccio liso ricoperto di neve, che dopo pochi minuti iniziò a sciogliersi sul tappeto davanti al camino. Si trattava di un uomo giovane, con la barba lunga, i capelli scuri un po' scomposti sulle spalle e degli occhi chiari e limpidi dal taglio sfuggente, che non potevano nascondere la giovane età.
Ero senza parole, atterrita, e rimasi a guardare quell’uomo che tentava di scaldarsi gocciolando, mentre il suo tabarro immenso si asciugava con fatica. Sembrava non voler parlare e senz’altro doveva essere un tipo di poche parole, ma ad un tratto ruppe il silenzio e disse di chiamarsi Antonio, d’essere un contrabbandiere, e che era ricercato. Si era perso nella tormenta e cercava riparo per la notte. Sapevo che avrei dovuto mandarlo via, ma mi resi conto che quel brigante doveva aver senz’altro fame, e senza dir nulla, andai a prender la polenta avanzata, e lo feci mangiare. Mi ringraziò, aveva contegno e dignità e dopo aver mangiato, restò là a fissare il fuoco. Mi alzai di nuovo, andai nella dispensa, trovai il cacao nel barattolo di ceramica che mia madre conservava come una reliquia che non mi faceva toccare. Decisi di preparare una cioccolata calda. Avevo tutto l’occorrente e con il latte che mi era avanzato, iniziai a scaldare, mescolare, assaggiare con un cucchiaio di legno, e dopo il tempo appropriato, una crema densa e calda iniziò a sprigionare un aroma dolce, che sciogliendosi nella penombra della stanza, destò l’attenzione del brigante.
Porsi la tazza di cioccolata cercando d’abbozzare un sorriso all’uomo che mi sembrò stupito, ma che gradì molto il gesto. Senza guardarmi in volto mi ringraziò.
Per un attimo mi sembrò d’essere una di quelle signore con il cappello che vidi una volta da bambina quando mi portarono in città. La cioccolateria era un sogno, bevevano da tazze con bordino dorato e fiorellini dipinti; il profumo celestiale di quel liquido denso non l’avevo sentito mai!
Tornai in me, il fuoco ci scaldava disegnando ombre sui nostri visi, mentre la cioccolata dolce e calda coccolava quei momenti così intimi tra noi due sconosciuti nell’ombra, ignoti l’uno all’altra. Eravamo vicini, soli nel silenzio e sentivamo l’uno il respiro dell’altra. Quello straniero, sceso chissà da quale sentiero, aveva le mani screpolate dal freddo, abiti sdruciti e mentre con la coda dell’occhio tentavo di studiarne ogni dettaglio per capire chi era davvero, in un momento indefinibile posò la sua tazza sul bordo del camino, prese le mie mani nelle sue e mi baciò lievemente sulle labbra. Un bacio prima leggero sulla mia bocca appena dischiusa, che sapeva della dolce crema che avevamo appena assaporato, e poi più intenso, caldo, avvolgente, pastoso, con un retrogusto amaro che veniva da lontano come quell’uomo. Le nostre bocche si cercavano, le nostre lingue che s’intrecciavano, sapevano di cioccolata divenuta dolciastra, un sapore che mi scendeva nel ventre, mentre quello sconosciuto mi stringeva, affondava le mani tra i miei capelli intrecciati, tra i lacci del mio corpetto, tra le tante mie sottane, e l’unica cosa conosciuta era il sapore della cioccolata che avevo sulla pelle, sulle guance, sulla bocca. Ero là, semi nuda su un tappeto vecchio e liso, tra braccia che non conoscevo. Il brigante riprese la sua tazza di cioccolata, ne era rimasta un po’ e la versò sui miei seni nudi. Avvertii un calore strano e nuovo per me. La cioccolata scivolava via lungo le curve del mio petto e lui la raccoglieva con le labbra, la succhiava, la leccava con cura, dandomi brividi caldi e intensi. Quel piacere mi scuoteva, mi mordevo le labbra, sentendo nascere in me gemiti che non avevo mai conosciuto. Mi mordeva la pelle bianca colorata a tratti da quel liquido cremoso, versandone ancora, mangiandone avidamente negli anfratti più intimi del mio corpo nudo. Dischiuse le mie cosce, prese con le dita alcune gocce di cioccolato e cominciò ad accarezzarmi, sempre con più foga, mescolando quel sapore al mio, succhiando ogni mia essenza.
Mi abbandonavo a quel piacere mescolato alla mia natura più intima, inarcavo la schiena, mentre un piacere crescente mi scuoteva le viscere, facendo vibrare tutto il mio corpo.
Aggrappato alle mie cosce mi provocava ondate di piacere mai provato prima, finché qualcosa si scatenò nel mio ventre, fino a non riuscire a trattenere un lungo grido di piacere che risuonò nel buio, sorprendendomi.
Esausta e pregna di quel sapore al cioccolato che sentivo ovunque su di me. Sentivo il calore del suo corpo ruvido, l’odore di maschio sulla mia pelle bianca, il cacao ovunque. Ci addormentammo e il fuoco si assopì del tutto con noi. Al mattino si era calmata la tormenta e tiepidi raggi di sole filtravano dalle imposte. Ero nuda, avvolta nella coperta nel letto, lo straniero non c’era, era andato via che era ancora buio. Per un attimo pensai che poteva essersi trattato di un sogno, o di una mia fantasia, ma il romanzo era in un angolo, e il sapore della cioccolata ancora in bocca mi riportò alla realtà. Le due tazze abbandonate ad un lato del camino mi ricondussero alla sera prima. Chiusi gli occhi e pensai che prima d’allora non avevo mai baciato un uomo e che avrei ricordato per sempre quel sapore intenso al cioccolato in tutto il mio essere.

 

Simona Aiuti