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Il mare di cioccolata - Patrizia Cozzolino PDF Stampa E-mail

Il mare di cioccolata

 

“Che caldo” pensò per l’ennesima volta Beatrice mentre osservava l’orologio e le ore che non passavano mai.
Aveva accompagnato al mare sua sorella Enrica, alla quale il medico aveva prescritto bagni di sole per la cura dei fastidiosi dolori alle ossa che non le avevano dato tregua durante la stagione invernale.
A Beatrice era toccato accompagnarla, anche perché Enrica non aveva più nessuno e dopo la morte del marito era caduta in un forte stato depressivo.
Beatrice, caratterialmente più estroversa e scanzonata, cercava di tirarla su.
“Guarda, guarda come sono belle quelle conchiglie che le onde hanno portato a riva! Vado a prenderle!” disse Beatrice riponendo l’orologio nella grande borsa da mare. Nulla però serviva a confortare Enrica, che trascorreva il tempo distesa sulla sdraio senza mostrare interesse per ciò che succedeva intorno a lei. Beatrice ce la metteva tutta, ma, dopo i primi tre giorni, iniziò un po’ a stancarsi. Non sopportava il mare e aveva deciso di trascorrere le vacanze a Forte dei Marmi invece che a San Martino di Castrozza, come faceva di solito, soltanto nella speranza di essere di sostegno ad Enrica. Le mancavano i monti, il tintinnio dell’acqua dei ruscelli, quell’aria fresca e frizzantina che solo la montagna sa regalare.
E le mancava anche un’altra cosa, più attinente alle questioni del palato che non a quelle geoclimatiche. Beatrice adorava il cioccolato.
Ne prendeva a iosa, in tutte le forme e varietà: tavolette di cioccolato al latte, fondente, gianduia (quello che a lei piaceva di più), cioccolatini ripieni di rum, fantastiche cioccolate calde che nel tardo pomeriggio di giornate non necessariamente fredde era solita consumare al bar più noto di San Martino di Castrozza, incurante degli sguardi un po’ straniti del personale di sala che, probabilmente, si meravigliava che il cioccolato piacesse tanto ad una donna un po’ attempata, sui quaranta, sicuramente non più una ragazza.
Beatrice non se ne dava peso. Lei era lì, in quel fantastico bar che sembrava quasi un caffè letterario e dove adorava perdersi fra le sue letture preferite, fra una degustazione e l’altra del tipo di cioccolato che, fra tanti, in quel momento la attirava proprio come una calamita.
Peccato che a Forte dei Marmi non ci fossero boschi, ruscelli, cime così alte da sfidare il cielo e, soprattutto, quel magnifico bar che era la patria del cioccolato, sua eterna delizia e suo eterno tormento.
Erano ancora le dieci e su quella spiaggia dovevano restarci almeno alte due ore. Ci fosse stato almeno un quadretto di buon cioccolato a rendere meno pesante il tempo che doveva ancora passare!
Faceva caldo e, si sa, sulla spiaggia il cioccolato non è consentito, se non a bambini capricciosi che mettono il broncio e, fra un urlo e l’altro, strillando, reclamano la magnifica leccornia che da sempre piace a grandi e piccini.
Beatrice però non era più una bambina, doveva mantenere il contegno che si conviene ad una persona adulta. Poteva però lavorare di fantasia.
Chi avrebbe mai detto che davanti ai suoi occhi si profilavano castelli di sabbia rivestiti di morbida glassa di fondente, materassini presso la riva che le apparivano come splendide tavolette di cioccolato al latte, salvagente fatti di fragrante pasta frolla ricoperta di cioccolato con granella di nocciola?
E che dire dell’ombrellone sotto il quale stancamente attendeva il passar delle ore? Lo immaginava come un fusto di cioccolato foresta sormontato da mezzo uovo di cioccolato tagliato a metà nel senso della larghezza. Che vivida fantasia!
E anche il mare altro non era se non un’estensione infinita di tonnellate e tonnellate di cioccolato liquefatto che qualche divinità protettrice dei golosi faceva magicamente arrivare a riva permettendo a chiunque lo desiderasse di immergervisi, di nuotare, di diventare tutt’uno con la più grande delle delizie del palato.
“Le dieci e venti. Sono trascorsi venti minuti dall’ultima volta che ho guardato l’orologio” pensò Beatrice. “Basta, non ce la faccio più, oggi non riesco proprio ad arrivare a mezzogiorno” seguitò a pensare.
Si alzò di scatto, destando finalmente l’attenzione di Enrica e, con un balzo, fu subito dentro a quella immensa piscina di cioccolato liquido.
Fortuna volle che il mare era calmo e l’acqua non le aveva ancora bagnato le labbra, altrimenti si sarebbe accorta di essersi tuffata in mare piuttosto che in un’enorme vasca di squisito cioccolato liquefatto.

 

Patrizia Cozzolino